L’essenzialità del ricordo emerge ancora più forte e si trasforma in forme geometriche ancora più nette se l’immagine è in relazione a forme architettoniche create dal lavoro dell’uomo.
Il paesaggio, la città, gli edifici che “poeticamente abita l’uomo” Friedrich Holderlin, costituiscono un testo infinito, metaforico e misterioso denso di risonanze, di memorie, di proiezioni che imprimono una definizione ancora più chiara nella schematizzazione del ricordo.
La realtà infatti risulta impregnata di ordine e misura anche perché filtrata dalla scienza prospettica e pregna di razionalismo volto al perseguimento della bella immagine secondo “Ordine e Misura” degli spazi e dei volumi.
In questa serie “Durante i giorni” io preferisco immaginare l’uomo nelle architetture, nella natura, nel proprio lavoro giornaliero e millenario. Lo immagino dietro il punto di vista ad ammirare le meraviglie del mondo o gioire del proprio ingegno, del proprio fare, senza “contaminarle” e senza inserire elementi distrattivi. Le mie opere che definisco “astratto strutturato” nascono poi da una ricerca tecnica e formale e cromatica che si basa su concetti espressi nel mio Blog (*), l’essenza del ricordo e la linea orizzontale. Molti artisti, che amo molto, hanno espresso la natura e l’uomo ma anche le architetture con un approccio non realistico. A volte rimango intrappolato dentro questo spazio piatto e impraticabile con l’unica eccezione dei volumi che si sovrappongono come quinte teatrali, che suggeriscono una fuga prospettica e l’unico spazio “praticabile”. Le architetture, anche esse essenziali, sono sintetizzate così da esaltare l’essenzialità unica dei volumi storici. La natura, le architetture risentono infine del cromatismo atmosferico che avvolge e contagia ogni cosa.
La ricerca a volte ti conduce in percorsi lontani dal “normale” concetto di arte.
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Alessandro Gabrielli